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Il Gioco dei Gironi 2026

Di Ufficio Stampa

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09/06/2026

Il Gioco dei Gironi 2026

NB: Se lo state guardando su RomagnaSport e non vedete le foto, cliccate direttamente qui al link di Emiliaromagnasport


E' tornato "Il Gioco dei Gironi".


Un appuntamento che negli anni è diventato una tradizione per chi segue il calcio dilettantistico e che, come sempre, proverà ad anticipare scenari, composizioni dei campionati e possibili sviluppi della stagione 2026/2027.
Il cuore del progetto resta l'Emilia-Romagna. È qui che si concentrano la maggior parte delle analisi, delle simulazioni e degli approfondimenti. Dalla Serie D alla Terza Categoria, passando per Eccellenza, Promozione, Prima e Seconda Categoria, cercheremo di interpretare tutte le mosse che porteranno alla nascita dei nuovi campionati.
Ma il "Gioco dei Gironi" non si limita a mettere una squadra in un raggruppamento piuttosto che in un altro. È soprattutto un'occasione per spiegare le dinamiche che regolano il calcio italiano. Ripescaggi, riammissioni, fusioni, rinunce, cambi di denominazione, graduatorie, criteri geografici, organici incompleti, sovrannumeri e regolamenti federali: ogni estate propone situazioni diverse che meritano di essere approfondite e comprese.
Per questo motivo lo sguardo non si fermerà ai soli dilettanti regionali. Analizzeremo anche ciò che accade nei campionati professionistici, perché spesso le decisioni che maturano in Serie C, Serie D o nelle categorie superiori finiscono per produrre effetti a catena su tutto il movimento calcistico.
L'obiettivo non è prevedere il futuro con certezza assoluta, ma provare a leggerlo attraverso dati, regolamenti ed esperienza, coinvolgendo dirigenti, allenatori, tifosi e appassionati in un confronto continuo.

Prima di tutto, come sempre, vi ricordo che:

- E' innanzitutto un gioco. I gironi li ufficializzerà la FIGC CRER al momento opportuno. Per cui evitate messaggi o telefonate al sottoscritto, e, soprattutto, in Federazione, esclamando "PERCHE' MI AVETE MESSO IN UN GIRONE PIUTTOSTO CHE UN ALTRO?", perchè tanto quelli ufficiali, usciranno, con ogni probabilità, tra fine luglio ed i primi di agosto, e dovranno essere approvati dopo un Consiglio Regionale apposito.
- I gironi che seguono sono puramente indicativi e rappresentano una proiezione elaborata dall'autore sulla base della situazione attuale. Si tratta quindi di una bozza suscettibile di modifiche anche significative nelle prossime settimane, considerato che restano ancora aperte diverse variabili: possibili ripescaggi nelle categorie superiori, eventuali rinunce o autodeclassamenti da parte di alcune società e la possibile riammissione o ripartenza di club provenienti dal professionismo. Tutti elementi che potrebbero incidere in maniera sostanziale sulla composizione definitiva dei gironi.

Le carte sono sul tavolo. Adesso il gioco può cominciare!

Come sempre partiamo dai professionisti, precisamente dalla Serie B (format invariato, girone unico da 20 squadre).

Sono giorni ancora più delicati per il futuro della Juve Stabia. Alla complessa situazione societaria che da settimane tiene con il fiato sospeso l'ambiente gialloblù si è infatti aggiunta una pesante decisione del Tribunale Federale Nazionale, che ha inflitto al club una penalizzazione di due punti da scontare nella prima stagione sportiva utile.
La sanzione è arrivata nell'ambito dei procedimenti avviati dopo le segnalazioni della Commissione Indipendente per la Verifica dell'Equilibrio Economico e Finanziario delle Società Sportive. Il club campano era già stato deferito dalla Procura Federale per il mancato versamento della prima tranche del contributo annuale di mutualità, pari a 258.228,45 euro, che avrebbe dovuto essere corrisposta entro il 30 dicembre 2025 oppure, dopo la proroga richiesta dalla stessa società, entro il 31 marzo 2026.
Sul fronte societario resta intanto aperta la partita più importante. La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli è chiamata infatti a decidere il futuro assetto proprietario della società, mentre continua la corsa contro il tempo per rispettare tutte le scadenze necessarie all'iscrizione al prossimo campionato di Serie B.
Il nodo centrale resta l'aumento di capitale da 6.901.000 euro deliberato il 1° giugno davanti al notaio Stefano Borrelli, ritenuto indispensabile per consentire al club di rispettare i parametri economico-finanziari richiesti dalla FIGC. Gli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara hanno fissato all'8 giugno il termine ultimo per consentire a Francesco Agnello, attuale proprietario della Stabia Capital Srl, di procedere alla ricapitalizzazione.
Nel comunicato diffuso dopo l'udienza davanti al Tribunale di Napoli si legge che «Nel corso dell'udienza, gli amministratori giudiziari, dottor Salvatore Scarpa e dottor Mario Ferrara, hanno rappresentato che in data 1 giugno 2026, innanzi al Notaio Stefano Borrelli, è stato deliberato l'aumento di capitale della società al fine di consentire il rispetto dei parametri FIGC necessari per l'iscrizione al campionato sportivo di Serie B 2026-2027».
La stessa nota precisa inoltre che «La richiesta di ricapitalizzazione è stata rivolta, in prima istanza, al signor Francesco Agnello, in quanto giuridicamente ancora titolare delle quote della Stabia Capital S.r.l., fissando come termine ultimo per l'adempimento le ore 23:59 di lunedì 8 giugno».
Infine il Tribunale ha disposto che «l'udienza venga aggiornata a mercoledì 10 giugno alle ore 12:30».
Se Agnello non dovesse intervenire, il Tribunale sarà chiamato a scegliere tra le due manifestazioni d'interesse pervenute: quella della Domus Srl dell'imprenditore Alfredo Guerri, attualmente considerato il favorito, e quella della Swiss Gulf Holding. Il soggetto eventualmente individuato dovrà assumere il controllo del club e sottoscrivere l'aumento di capitale necessario per garantire continuità aziendale e iscrizione.
La penalizzazione di due punti rappresenta un ulteriore ostacolo in una fase già estremamente delicata. Resta però la necessità prioritaria di completare l'iter di iscrizione entro il 16 giugno. Solo una volta superato questo passaggio il club potrà concentrarsi sulla programmazione sportiva della prossima stagione. Nel frattempo, a Castellammare di Stabia, si continua a vivere giorni di forte attesa, con il futuro della società che si giocherà nell'arco di pochissime settimane. 
Attenzione perchè qualche nube poco simpatica sta raggiungendo Cesena. Ma qui non ci spingiamo oltre perchè attendiamo notizie più certe e concrete,

Ci spostiamo in Serie C (format invariato, tre gironi da 20 squadre).

La stagione regolare è ormai alle spalle ma una parte decisiva della prossima Serie C rischia di giocarsi ancora una volta lontano dal campo, tra scadenze federali, controlli economici e situazioni societarie sempre più delicate.
A lanciare l’allarme è stato Valerio Antonini. Il presidente del Trapani, reduce dalla retrocessione in Serie D, ha parlato di un quadro molto più ampio rispetto ai singoli casi già emersi, denunciando la presenza di numerose società in difficoltà e criticando apertamente la gestione federale: «Un autogol clamoroso della Figc. Ci sono almeno dodici club senza i requisiti minimi. Vedremo tantissime sorprese». Parole pesanti, arrivate in una fase già carica di tensione.

La Ternana non esiste più. Con la revoca dell'affiliazione da parte della FIGC si è chiusa ufficialmente una delle pagine più dolorose della storia del club rossoverde, che va incontro al terzo fallimento della propria esistenza dopo quelli del 1987 e del 1993.
La conclusione era ormai nell'aria, ma l'ufficialità ha sancito la fine di una società che per oltre un secolo ha rappresentato uno dei simboli sportivi dell'Umbria. Nessuna offerta è infatti arrivata per rilevare il ramo d'azienda sportivo durante le procedure predisposte dalla curatela fallimentare e le aste sono andate entrambe deserte, facendo definitivamente tramontare le residue speranze di salvare il titolo sportivo.
I curatori Francesco Angeli e Renato Ferrara hanno così avviato la chiusura dell'esercizio provvisorio, prendendo atto dell'impossibilità di individuare nuovi acquirenti entro i tempi necessari per garantire la continuità sportiva. Le scadenze federali ormai imminenti e l'assenza di manifestazioni concrete di interesse hanno reso impossibile proseguire oltre.
Va così in archivio anche il grande lavoro svolto negli ultimi mesi da dipendenti, tecnici, dirigenti e calciatori, che avevano contribuito a ridurre sensibilmente l'esposizione debitoria della società nel tentativo di renderla più appetibile per eventuali investitori. Uno sforzo importante che però non è bastato a evitare il peggio.
La parola fine è arrivata con il provvedimento firmato dal presidente federale Gabriele Gravina e dal segretario generale Marco Brunelli. Nel documento si legge infatti che «Il presidente federale, preso atto della dichiarazione di liquidazione giudiziale della Ternana Calcio Srl pronunciata dal Tribunale di Terni, visti gli articoli 16 e 110 delle Noif, delibera di revocare l'affiliazione alla Ternana Calcio Srl e la decadenza del tesseramento dei calciatori della Ternana Calcio Srl».
Con la revoca dell'affiliazione viene cancellato anche il numero di matricola federale e cessano ufficialmente tutte le attività della società. I calciatori sono stati svincolati d'ufficio, così come tecnici e dirigenti. La sede di via della Bardesca viene sgomberata, mentre gli impianti utilizzati dalla società sono già stati riconsegnati. Si interrompe inoltre l'attività del settore giovanile, nonostante alcune formazioni fossero ancora impegnate nelle fasi nazionali dei rispettivi campionati.
Tutti i beni appartenenti alla società passeranno ora sotto il controllo della curatela fallimentare e saranno rimessi sul mercato attraverso future procedure di vendita. Nel frattempo è stata fissata per il mese di ottobre l'adunanza dei creditori della società in liquidazione giudiziale.
Per la Ternana si tratta del terzo fallimento in poco meno di quarant'anni. Il precedente più recente risaliva al 1993 durante la gestione di Rinaldo Gelfusa, mentre il primo era arrivato nel 1987 sotto la presidenza di Domenico Migliucci.
Sul futuro del calcio rossoverde restano però alcuni spiragli. L'ipotesi più concreta porta alla nuova società promossa da Stefano Bandecchi, che dovrebbe nascere attraverso la fusione tra Orvietana e Tip Power Futsal Ternana. L'obiettivo sarebbe quello di presentare domanda di iscrizione al prossimo campionato di Serie D e garantire così una continuità calcistica alla città, anche se con una nuova denominazione e una nuova matricola federale.
Per i tifosi delle Fere resta comunque una ferita profonda. Il 27 maggio 2026 entra di diritto tra le date più amare della storia rossoverde: il giorno in cui la Ternana Calcio 1925 ha cessato ufficialmente di esistere, chiudendo un capitolo lungo oltre cento anni tra successi, difficoltà e passione popolare.

La retrocessione in Serie C rappresenta una delle pagine più amare della storia recente del Bari. Una stagione negativa sotto ogni punto di vista, conclusa con un verdetto che impone ora una profonda riflessione sul futuro del club. La società sarà chiamata a intervenire in maniera importante sia a livello dirigenziale sia sul fronte tecnico. L'obiettivo è quello di ricostruire un progetto credibile dopo un'annata deludente, con una rosa destinata a essere profondamente rinnovata in vista della prossima stagione. A tenere banco, però, non sono soltanto le questioni sportive. In queste settimane continua infatti il confronto tra la proprietà biancorossa e l'amministrazione comunale sul tema dello stadio San Nicola. Una situazione che viene seguita con attenzione perché strettamente collegata agli adempimenti necessari per l'iscrizione al prossimo campionato. Il termine ultimo per presentare la domanda di iscrizione alla Serie C è fissato per il 16 giugno e la questione relativa alla concessione dell'impianto rappresenta uno degli aspetti da definire nel più breve tempo possibile. Per questo motivo i prossimi giorni saranno decisivi sia per chiarire il quadro societario sia per consentire al Bari di programmare senza ulteriori ostacoli la stagione 2026/2027.


Ore di forte apprensione a Crotone, dove il futuro del club rossoblù si gioca su due fronti: quello economico, con la corsa contro il tempo per completare l'iscrizione al prossimo campionato di Serie C, e quello sportivo, appesantito da una situazione disciplinare che rischia di condizionare pesantemente la prossima stagione.
La società guidata da Gianni Vrenna dovrà infatti fare i conti con una penalizzazione complessiva di nove punti. Ai tre punti già maturati nei mesi scorsi si sono aggiunti infatti i sei punti inflitti dal Tribunale Federale Nazionale nell'ambito dei procedimenti avviati dalla Commissione Indipendente per la Verifica dell'Equilibrio Economico e Finanziario delle Società Sportive.
I primi tre punti sono legati al mancato rispetto di alcune scadenze federali relative a stipendi, contributi e adempimenti fiscali. Lo stesso Vrenna, nelle scorse settimane, aveva spiegato come le difficoltà derivassero soprattutto dai problemi nell'accesso al credito e dalle conseguenze dell'amministrazione giudiziaria che ha interessato la società, situazione che ha rallentato la normale operatività finanziaria del club.
Successivamente è arrivata la nuova stangata da sei punti decisa dal Tribunale Federale Nazionale per ulteriori violazioni di natura amministrativa ed economico-finanziaria contestate dagli organi di controllo federali. Un provvedimento che ha aggravato ulteriormente un quadro già particolarmente delicato.
Come se non bastasse, il Crotone resta impegnato nella corsa contro il tempo per completare tutti gli adempimenti necessari all'iscrizione al prossimo campionato di Serie C entro il termine perentorio del 16 giugno. Una scadenza che in città viene seguita con crescente preoccupazione.
Proprio per affrontare l'emergenza, nelle scorse ore il sindaco Vincenzo Voce ha incontrato il presidente Gianni Vrenna in Comune per fare il punto della situazione e valutare possibili soluzioni. Secondo quanto emerso, le difficoltà del club non sarebbero riconducibili a una gestione finanziaria irresponsabile, ma a una serie di ostacoli legati all'accesso al credito bancario, all'irrigidimento del sistema finanziario e alle ripercussioni di alcune vicende extra sportive.
Nel corso dell'incontro il primo cittadino ha definito il momento vissuto dal club come «una situazione straordinaria e complessa», ricordando come gli oltre trentacinque anni della gestione Vrenna siano sempre stati caratterizzati da correttezza amministrativa.
Voce ha inoltre voluto sottolineare il ruolo che il Crotone riveste per l'intero territorio, affermando che «Per Crotone, la squadra di calcio non è un semplice passatempo domenicale».
Ancora più significativo il successivo passaggio del suo intervento: «Il Crotone è un patrimonio collettivo, un motore di visibilità nazionale e un collante per il senso di appartenenza della comunità calabrese. Perderlo significherebbe un danno d'immagine e sociale incalcolabile per tutto il territorio».
Per questo motivo l'amministrazione comunale si è già attivata per favorire incontri e interlocuzioni tra la società e il tessuto economico locale, nel tentativo di individuare rapidamente le risorse necessarie a superare l'attuale emergenza finanziaria. Secondo le informazioni circolate negli ultimi giorni, l'importo ancora da reperire non sarebbe particolarmente elevato, ma il tempo a disposizione si sta riducendo rapidamente.
La prospettiva di dover affrontare il prossimo campionato con nove punti di penalizzazione rende inevitabilmente ancora più pesante il quadro generale. Anche in caso di regolare iscrizione, infatti, il Crotone partirebbe con un handicap significativo che rischierebbe di incidere fin dalle prime giornate sugli obiettivi sportivi della squadra.
Prima di pensare al campo, però, il club dovrà superare lo scoglio più importante: completare con successo la procedura d'iscrizione entro il 16 giugno. Solo allora il Crotone potrà iniziare a programmare la stagione 2026-2027. Fino a quel momento, la priorità resta una sola: garantire la presenza del club rossoblù ai nastri di partenza del prossimo campionato professionistico.

Il mese di giugno si annuncia decisivo per il futuro del Cosenza. Mentre continua a tenere banco la trattativa per il passaggio di proprietà, il club rossoblù è chiamato ad affrontare una serie di scadenze che potrebbero incidere in maniera significativa sul proprio futuro immediato.
L'operazione che dovrebbe portare il controllo della società nelle mani di una holding calabro-canadese non è ancora arrivata alla fase conclusiva. La firma sul contratto di cessione, attesa nei giorni scorsi, ha infatti subito un nuovo rinvio. Nulla che, al momento, faccia pensare a una rottura della trattativa, ma il tempo continua a scorrere e le incombenze federali non consentono ulteriori distrazioni.
La prima data da evidenziare sul calendario è quella del 16 giugno. Entro quel termine il Cosenza dovrà completare tutta la documentazione necessaria per l'iscrizione al prossimo campionato, un passaggio fondamentale che prescinde dalle vicende legate all'assetto societario e che richiede la piena regolarità sotto il profilo amministrativo ed economico.
Tra i nodi ancora da sciogliere c'è anche quello relativo allo stadio San Vito-Gigi Marulla. Per completare l'iter di iscrizione sarà infatti necessario ottenere le autorizzazioni richieste per l'utilizzo dell'impianto. Una questione che resta particolarmente delicata dopo la posizione espressa dal Consiglio comunale nei mesi scorsi, quando era stato manifestato all'unanimità il dissenso nei confronti della concessione dell'impianto all'attuale proprietà.
Superato il passaggio dell'iscrizione, il club sarà chiamato ad affrontare un'altra fase altrettanto importante. Entro la fine del mese dovranno infatti essere regolarizzati tutti gli emolumenti relativi all'ultima parte della stagione appena conclusa, comprese le mensilità di aprile, maggio e giugno, oltre alle ulteriori spettanze previste dai contratti in essere.
Si tratta di adempimenti che rappresentano un banco di prova fondamentale per la solidità economica della società. La capacità di rispettare tutte le scadenze previste sarà infatti determinante non solo per garantire continuità gestionale, ma anche per offrire le necessarie garanzie in vista dell'eventuale avvio di un nuovo corso societario.
Tra il possibile cambio di proprietà, la questione legata allo stadio e le imminenti scadenze federali ed economiche, il Cosenza si prepara quindi a vivere settimane decisive. Solo al termine di questo percorso sarà possibile capire quale sarà il futuro assetto del club rossoblù e con quali prospettive potrà affrontare la stagione in divenire.

In casa Grosseto continua a tenere banco la questione legata al pagamento delle spettanze ai tesserati e alla conseguente firma delle liberatorie, passaggio indispensabile in vista delle prossime scadenze federali. Secondo le indiscrezioni delle ultime ore, la giornata inizialmente indicata come decisiva potrebbe infatti slittare ancora. L'appuntamento atteso per domani non sarebbe più così certo e, al momento, si guarda con maggiore probabilità a venerdì 12 giugno, senza escludere un ulteriore rinvio a lunedì 15. Una situazione che inevitabilmente alimenta apprensione nell'ambiente biancorosso, anche perché il calendario corre veloce. Per il momento non resta che attendere sviluppi ufficiali, nella speranza che la vicenda possa trovare una soluzione definitiva prima dell'avvicinarsi delle scadenze federali.

Riepilogando, con l'avvicinarsi della scadenza del 16 giugno per la presentazione delle domande d'iscrizione al prossimo campionato di Serie C, si moltiplicano indiscrezioni, timori e scenari legati alle società in difficoltà economica. In queste settimane si sente spesso parlare di ripescaggi e riammissioni come se fossero la stessa cosa, ma in realtà si tratta di due procedure completamente differenti, disciplinate da regolamenti diversi e con graduatorie separate.

La riammissione si verifica quando una società avente diritto a partecipare al campionato non presenta affatto la domanda d'iscrizione entro il termine previsto. In pratica il club rinuncia o non riesce a formalizzare la propria iscrizione, lasciando un posto vacante nell'organico del torneo. In questo caso non entrano in gioco le squadre di Serie D vincitrici dei playoff né le seconde squadre dei club di Serie A. La sostituzione avviene esclusivamente attraverso la graduatoria delle retrocesse dalla Serie C, stilata secondo i criteri federali. Sono quindi soltanto le squadre appena scese in Serie D a poter beneficiare di una riammissione.
Diverso è invece il caso del ripescaggio. Questa procedura scatta quando una società presenta regolarmente la domanda d'iscrizione ma la stessa viene successivamente respinta perché priva di uno o più requisiti richiesti dalla normativa federale. La squadra, quindi, tenta di iscriversi ma non supera i controlli della Covisoc e degli organi competenti. È quanto accaduto, ad esempio, nella passata stagione con il Brescia, la cui esclusione ha aperto la strada al ripescaggio del Ravenna.
Nel caso dei ripescaggi entra in funzione una graduatoria completamente diversa, costruita secondo il principio dell'alternanza. L'ordine stabilito dalla FIGC prevede innanzitutto una nuova seconda squadra di Serie A, successivamente una società retrocessa dalla Serie C, poi una società proveniente dalla Serie D e vincitrice dei playoff nazionali e infine un'eventuale seconda squadra già partecipante alla Serie D. Terminato il ciclo, l'alternanza riparte nuovamente dallo stesso ordine.
Attualmente, però, nessun club di Serie A ha manifestato l'intenzione di iscrivere una nuova formazione Under 23. Questo elemento potrebbe modificare sensibilmente gli scenari, poiché il primo posto disponibile attraverso il sistema dell'alternanza andrebbe direttamente a una società retrocessa dalla Serie C.
Tra le squadre maggiormente interessate a questa situazione figura il Foggia, che risulta perfettamente compatibile sia con i criteri delle eventuali riammissioni sia con quelli previsti per i ripescaggi. I rossoneri seguono quindi con grande attenzione l'evolversi delle situazioni di diverse società professionistiche, anche perchè uno slot ci sarà sicuramente: quello liberato della Ternana, che rinuncerà ad iscriversi, per cui ci sarà una riammissione.

Per quanto riguarda invece le società di Serie D, ecco la graduatoria delle vincenti dei play off di girone:

La classifica viene elaborata considerando la media punti ottenuta durante la stagione e il coefficiente relativo al progetto valorizzazione giovani.
Va inoltre considerata la situazione del Bra, che risulta la prima società avente diritto tra le retrocesse dalla Serie C ma che potrebbe incontrare difficoltà legate all'impianto sportivo, elemento indispensabile per ottenere una domanda di iscrizione valida. In caso di problemi strutturali, gli scenari potrebbero cambiare ulteriormente.
Esiste poi un ulteriore aspetto economico da non sottovalutare. Per presentare una domanda di ripescaggio non basta possedere i requisiti sportivi previsti dalla graduatoria. Le società interessate devono infatti versare un contributo a fondo perduto di 300 mila euro e depositare una fideiussione bancaria aggiuntiva a garanzia della solidità economica del progetto.
La prossima data chiave resta quindi il 16 giugno, termine entro il quale tutte le società aventi diritto dovranno presentare la documentazione per l'iscrizione. Solo successivamente si potrà capire quante domande saranno accolte, quante verranno respinte e se si renderà necessario procedere con riammissioni o ripescaggi. Un passaggio che potrebbe cambiare il destino di numerose società e ridisegnare in modo significativo il quadro della Serie C 2026-2027.

In caso di non ammissione, esclusione o revoca dell'affiliazione di una società dai campionati professionistici (Serie A, Serie B e Serie C), l'Articolo 52, comma 10 delle NOIF stabilisce che il Presidente Federale, d'intesa con la Lega Nazionale Dilettanti, può ammettere in soprannumero una nuova società rappresentativa della stessa città a un campionato dilettantistico. Questa assegnazione straordinaria applica il vincolo inderogabile della discesa di due categorie inferiori rispetto al campionato da cui il club è stato escluso. Nello specifico, una squadra esclusa dalla Serie A può ripartire dalla Serie D, una esclusa dalla Serie B (caso eventuale della Juve Stabia, nda) può ripartire dalla Serie D, mentre una esclusa dalla Serie C non ha accesso alla Serie D e può ripartire esclusivamente dall'Eccellenza Regionale. Per ottenere questo titolo straordinario, la nuova società deve soddisfare contemporaneamente quattro requisiti tassativi:

1) l'accreditamento ufficiale da parte del Sindaco del Comune interessato, che seleziona il nuovo gruppo imprenditoriale. 
2) Principio di totale discontinuità societaria, che vieta la presenza nel nuovo club di soci, amministratori o dirigenti che abbiano ricoperto cariche nella vecchia società nei cinque anni precedenti l'esclusione
3) Versamento alla FIGC di un contributo economico straordinario a fondo perduto, pari a un minimo di 300.000 euro per la Serie D e di 100.000 euro per l'Eccellenza. 
4) Dimostrazione di una solida capacità finanziaria e la presentazione di adeguate garanzie fideiussorie a copertura dell'intero campionato da disputare. Tutti i calciatori del vecchio club vengono contestualmente svincolati d'ufficio.

Ora ci tuffiamo sulla Serie D (format invariato, almeno per quest'anno, 9 gironi da 18 squadre).

In ordine rigorosamente alfabetico, andiamo a raccontare le situazioni delle società che, al momento, rischiano, per un motivo o per l'altro, di non potersi iscrivere al prossimo campionato.

Sono settimane decisive per il futuro dell'Enna. Dopo la decisione del presidente Luigi Stompo e del direttore generale Fabio Montesano di mettere in vendita la società al termine di un ciclo decennale ricco di soddisfazioni, sul club gialloverde si sono inevitabilmente concentrate preoccupazioni e interrogativi legati alla continuità del progetto sportivo. La scelta dei vertici societari ha infatti aperto una fase particolarmente delicata. Stompo e Montesano hanno già affidato a uno studio legale il compito di seguire tutte le procedure legate all'eventuale cessione del club, avviando formalmente il percorso che dovrà portare all'individuazione di nuovi proprietari. La priorità resta quella di garantire un futuro all'Enna e preservare il patrimonio sportivo costruito negli ultimi anni, culminato con il ritorno e la permanenza in Serie D. Tuttavia, al momento, il quadro non appare ancora definito. Nei giorni scorsi il presidente Stompo ha incontrato il neo sindaco Mirello Crisafulli per fare il punto della situazione e valutare le possibili prospettive. Dal confronto sarebbe emerso un elemento che preoccupa non poco l'ambiente gialloverde: al momento non risultano infatti imprenditori locali pronti a subentrare nella gestione della società. Una circostanza che rischia di complicare ulteriormente il percorso verso il passaggio di proprietà. Sullo sfondo, infatti, ci sarebbero anche soggetti interessati all'acquisizione del titolo sportivo non per proseguire il progetto ad Enna, ma con l'intenzione di trasferirlo altrove. Uno scenario che priverebbe la città della sua principale realtà calcistica e che rappresenta la maggiore preoccupazione per tifosi e istituzioni. Proprio per evitare questa eventualità, il sindaco Crisafulli avrebbe chiesto tempo alla proprietà. L'obiettivo dell'amministrazione comunale è quello di avviare una serie di contatti con il tessuto imprenditoriale del territorio nel tentativo di verificare l'esistenza di una soluzione locale in grado di garantire continuità alla società e alla sua attività sportiva. Le prossime settimane saranno quindi determinanti. Da una parte c'è la volontà della proprietà di individuare un acquirente serio e affidabile, dall'altra la necessità di preservare il legame tra il club e la città. Un equilibrio tutt'altro che semplice da trovare in una fase in cui le manifestazioni di interesse provenienti dal territorio sembrano ancora limitate.
Dopo dieci anni di gestione, caratterizzati da una costante crescita e da risultati che hanno riportato entusiasmo nel calcio ennese, il presidente Stompo attende ora segnali concreti. La speranza di tifosi e appassionati è che si possa trovare una soluzione capace di garantire all'Enna la prosecuzione della propria storia sportiva senza allontanare dalla città un patrimonio costruito con sacrificio e programmazione.

Nei giorni scorsi il presidente del Fasano, Ivan Ghilardi, ha fatto il punto sul presente e sul futuro del club, tracciando un bilancio della stagione appena conclusa e affrontando i temi che nelle ultime settimane hanno animato il dibattito attorno alla società biancazzurra. Ampio spazio è stato dedicato alla situazione societaria, argomento che continua a generare interrogativi tra i tifosi. Ghilardi ha confermato l'esistenza di alcune difficoltà interne, definendole però fisiologiche all'interno di una realtà composta da più soci e assicurando che il confronto in corso sta avvenendo in maniera costruttiva. L'obiettivo dichiarato è quello di trovare rapidamente una sintesi che consenta alla società di proseguire il proprio percorso con maggiore serenità. Pur ammettendo una fase di stallo sul piano societario, il presidente ha precisato che la programmazione della prossima stagione non si è mai fermata. La società avrebbe già avviato contatti con allenatori e calciatori, continuando a lavorare in vista del nuovo campionato nonostante le questioni ancora da definire. Sul fronte dell'iscrizione alla prossima Serie D, Ghilardi ha escluso particolari preoccupazioni, ribadendo la volontà comune di rispettare tutti gli adempimenti necessari e garantire la regolare partecipazione del club al prossimo torneo. Nelle ultime settimane si sono susseguite diverse voci riguardanti il futuro assetto del Fasano, ma il presidente ha preferito mantenere prudenza, spiegando che alcune decisioni richiedono ancora ulteriori confronti tra i soci. In questo senso, le recenti assemblee societarie e quelle già programmate nelle prossime settimane serviranno proprio a definire i passaggi necessari per consolidare la struttura del club e affrontare con maggiore chiarezza il futuro.
Il messaggio finale è stato comunque improntato all'ottimismo. Pur riconoscendo l'esistenza di problematiche da risolvere, Ghilardi ha ribadito la volontà di continuare a investire energie e risorse nel progetto biancazzurro, convinto che il percorso intrapreso negli ultimi anni abbia consentito al Fasano di compiere importanti passi avanti e di costruire basi solide sulle quali continuare a crescere.

Il futuro del Gela resta appeso a un filo, ma dall'incontro promosso dal sindaco Terenziano Di Stefano è emersa la volontà di provare a costruire una soluzione che possa garantire continuità al calcio biancazzurro. La riunione ha permesso di fissare alcuni punti fermi e di avviare un percorso di verifica, anche se al momento non esistono ancora accordi definitivi né certezze sull'esito dell'operazione. Al tavolo erano presenti, oltre al sindaco e all'assessore allo Sport Peppe Di Cristina, alcuni imprenditori e rappresentanti del tessuto economico locale interessati a valutare un possibile coinvolgimento nel progetto di rilancio del club. L'incontro è servito soprattutto a programmare il lavoro delle prossime settimane. Il primo passo sarà quello di analizzare nel dettaglio la situazione debitoria della società per comprendere l'entità dell'impegno economico necessario e verificare se esistano realmente le condizioni per costruire una nuova compagine societaria. Secondo quanto emerso, alcuni dei presenti sarebbero pronti a entrare direttamente nella futura società come soci, mentre altri potrebbero contribuire attraverso sponsorizzazioni importanti. Restano però da definire quote, ruoli e assetto dirigenziale, aspetti indispensabili per capire se il progetto potrà trasformarsi in qualcosa di concreto. Nei primi giorni della settimana è atteso un ulteriore confronto che dovrà fare piena luce sulla situazione economica del club. Solo allora sarà possibile avere un quadro preciso delle passività e valutare i margini di manovra per il futuro. Il tempo, tuttavia, è un fattore determinante. Per consentire al Gela di partecipare al prossimo campionato sarà necessario costituire la nuova società, sistemare le pendenze economiche, ottenere le liberatorie dei calciatori e completare tutta la documentazione richiesta entro il 10 luglio, una scadenza che non ammette ritardi.
Nel frattempo la situazione sportiva continua a complicarsi. Alcuni dei giocatori più rappresentativi della rosa avrebbero già lasciato la piazza per accasarsi al Trapani, segnale evidente delle incertezze che continuano a gravare sul futuro del club. Nel corso dell'incontro il sindaco avrebbe inoltre chiesto ai potenziali investitori un impegno di almeno tre anni e l'individuazione di una figura di riferimento in grado di assumere il ruolo di presidente, sottolineando la necessità di fare fronte comune e lavorare con rapidità verso un obiettivo condiviso. Parallelamente proseguono anche altre interlocuzioni. Al centro delle valutazioni resta infatti l'interesse manifestato da una cordata composta da sei o sette imprenditori, alcuni dei quali provenienti da fuori città. Tra i soggetti coinvolti ci sarebbe anche un imprenditore di un'altra provincia siciliana, già conosciuto nell'ambiente calcistico regionale e con precedenti esperienze nel settore sportivo. La verifica dei conti rappresenta il passaggio più delicato dell'intera operazione. I potenziali investitori stanno esaminando la documentazione economica per comprendere non solo l'entità delle pendenze esistenti, ma anche le risorse necessarie per affrontare la stagione 2026-2027 con adeguate garanzie. Anche il futuro dello stadio Presti potrebbe avere un peso significativo nelle valutazioni. Il completamento degli interventi di riqualificazione dell'impianto viene infatti considerato un elemento importante per il rilancio del progetto sportivo e per rendere più attrattivo un eventuale investimento.
La sensazione è che il Gela si trovi davanti a un passaggio decisivo della propria storia recente. Da una parte c'è la volontà di salvaguardare un patrimonio sportivo importante per l'intera città, dall'altra la necessità di individuare rapidamente una struttura societaria credibile e sostenibile. Le prossime settimane saranno determinanti per capire se l'attuale mobilitazione riuscirà a trasformarsi in un progetto concreto o se, come temono molti tifosi, servirà davvero un'impresa per garantire un futuro al calcio biancazzurro.

Il destino di Milan Futuro resta avvolto dall'incertezza. Il progetto nato per creare un collegamento diretto tra il settore giovanile rossonero e il calcio professionistico sta vivendo il momento più delicato dalla sua nascita e la permanenza in Serie D rischia di aprire riflessioni profonde all'interno del club sulla prosecuzione dell'iniziativa. Dopo la retrocessione tra i dilettanti, la speranza di evitare la Serie D è legata esclusivamente ai ripescaggi. Uno scenario che, però, appare oggi particolarmente complicato. Le nuove regole introdotte dalla FIGC hanno infatti modificato i criteri di integrazione degli organici e Milan Futuro occupa una posizione molto sfavorevole nella graduatoria. La seconda squadra rossonera rappresenterebbe infatti l'ultima opzione prevista dal meccanismo dell'alternanza. Prima entrerebbero in gioco eventuali nuove squadre Under 23 di Serie A, poi una retrocessa dalla Serie C e successivamente una società proveniente dalla Serie D. Soltanto dopo questi passaggi potrebbe essere presa in considerazione la candidatura di Milan Futuro. Per questo motivo il ritorno immediato tra i professionisti appare oggi legato a una serie di incastri particolarmente difficili da immaginare. Servirebbero infatti diverse esclusioni, mancate iscrizioni o domande respinte prima che la posizione dei rossoneri possa diventare realmente utile. Ed è proprio questo l'aspetto che sta alimentando le riflessioni all'interno della società. Milan Futuro era stato concepito per offrire ai migliori prospetti del vivaio un contesto competitivo vicino al calcio professionistico, accelerandone il percorso di crescita. La Serie D, invece, rappresenta una realtà molto diversa, sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello formativo. La permanenza tra i dilettanti rischierebbe infatti di trasformare la seconda squadra in una struttura troppo simile alla Primavera, facendo venir meno quella funzione di raccordo tra settore giovanile e professionismo che aveva giustificato la nascita del progetto. Per questo motivo, nelle prossime settimane, il Milan sarà chiamato a valutare attentamente il da farsi. Molto dipenderà dall'esito delle procedure di iscrizione ai campionati professionistici e dal numero di eventuali posti che dovessero liberarsi in Serie C. Ad oggi, però, il quadro appare piuttosto chiaro: le possibilità di ripescaggio sono ridotte e la prospettiva di affrontare una stagione in Serie D obbliga il club a interrogarsi sul futuro di Milan Futuro e sulla reale utilità di proseguire il progetto nelle attuali condizioni. Le prossime settimane saranno quindi decisive. Da una parte resta la speranza di un ripescaggio che consentirebbe di mantenere intatta la missione originaria della seconda squadra; dall'altra cresce la consapevolezza che una permanenza nei dilettanti potrebbe rendere necessarie valutazioni molto più profonde sull'intero progetto rossonero.

Sono giorni di forte preoccupazione a Pontedera, dove le indiscrezioni relative a ritardi nei pagamenti hanno alimentato un clima di crescente tensione attorno alla società granata. Le rassicurazioni arrivate dal club non sono bastate a tranquillizzare l'ambiente e nelle ultime ore il malcontento della tifoseria si è manifestato in maniera evidente anche all'esterno dello stadio Ettore Mannucci. La situazione ruota attorno alle imminenti scadenze economiche che la società dovrà affrontare nelle prossime settimane. Nel corso di un incontro tra proprietà e istituzioni locali, Sportheca avrebbe garantito l'arrivo di 420 mila euro entro il 9 giugno, risorse necessarie per coprire gli stipendi arretrati dei mesi di aprile e maggio e per far fronte ad altre pendenze economiche. Successivamente sarà necessario versare ulteriori 180 mila euro entro il 1° luglio per completare gli adempimenti relativi alla stagione appena conclusa e mantenere la società in regola con i parametri richiesti dalla FIGC. Ma non è tutto. Qualora il Pontedera volesse realmente coltivare ambizioni di ritorno immediato tra i professionisti attraverso eventuali procedure di ripescaggio, sarebbe necessario aggiungere anche una fideiussione da circa 350 mila euro. Considerando tutte le scadenze già note, il fabbisogno economico da qui alla metà di luglio si avvicina complessivamente al milione di euro. Si tratta però soltanto della base di partenza. A queste cifre andranno infatti aggiunti tutti i costi necessari per programmare e sostenere la stagione sportiva 2026-2027, tra gestione ordinaria, costruzione della squadra e attività societaria. La proprietà continua a manifestare fiducia sulla possibilità di rispettare gli impegni assunti e avrebbe assicurato che le prime scadenze verranno onorate nei prossimi giorni. Tuttavia, i ritardi accumulati e il lungo periodo di silenzio hanno inevitabilmente incrinato il rapporto di fiducia con una parte della tifoseria, che guarda con crescente preoccupazione all'evolversi della situazione. L'impressione è che il Pontedera si trovi davanti a un passaggio decisivo della propria storia recente. Da una parte c'è la possibilità di rispettare le scadenze, riequilibrare la situazione finanziaria e gettare le basi per il futuro; dall'altra resta il timore che le difficoltà economiche possano trasformarsi in un problema ben più grave. In città si attende ora il momento della verità. Le rassicurazioni fornite dalla proprietà dovranno necessariamente tradursi in versamenti concreti e nel rispetto degli impegni assunti. Solo allora sarà possibile allontanare definitivamente le paure emerse nelle ultime settimane e restituire serenità a un ambiente che continua a vivere giorni di forte apprensione.

Sono giorni decisivi per il futuro della Pro Patria. Dopo la retrocessione in Serie D, il club bustocco si trova infatti nel pieno di una delicata fase di transizione societaria che sta inevitabilmente rallentando anche la programmazione della prossima stagione. Al centro della vicenda c'è il passaggio del 51% delle quote detenute da Patrizia Testa. Nelle scorse settimane l'imprenditore piemontese Giancarlo Travagin aveva raggiunto un accordo con la storica presidente biancoblù per rilevare la quota di maggioranza della società, ma l'operazione si è successivamente arenata a causa dell'esercizio del diritto di prelazione da parte di Luca Bassi, socio di minoranza attraverso Finnat Fiduciaria. Da quel momento si è aperta una fase di stallo che ha generato inevitabili ripercussioni sulla programmazione sportiva. Travagin ha più volte manifestato il proprio disappunto per i tempi della trattativa, sostenendo di aver già predisposto uomini, collaboratori e investitori pronti a entrare nel progetto e di essere stato costretto a congelare ogni iniziativa in attesa di conoscere il futuro assetto societario. L'imprenditore aveva inoltre illustrato un progetto ambizioso, basato su investimenti importanti e sull'obiettivo di riportare rapidamente la Pro Patria tra i professionisti, senza nascondere la volontà di costruire una struttura completamente rinnovata sia a livello dirigenziale che tecnico. Negli ultimi giorni, però, lo scenario sembra essersi orientato verso una soluzione differente. Secondo le indiscrezioni più recenti, infatti, Luca Bassi avrebbe già avviato le procedure per esercitare concretamente il diritto di prelazione e acquisire il pacchetto di maggioranza oggi nelle mani di Patrizia Testa. Una volta completata l'operazione, l'intenzione sarebbe quella di trasferire successivamente il controllo del club a Estrella Football Group, fondo olandese che nelle scorse settimane aveva già manifestato interesse per la società biancoblù. Una strada che di fatto escluderebbe l'ingresso di Travagin e del gruppo che aveva presentato la propria proposta di acquisizione. La sensazione è che la vicenda sia ormai vicina alla conclusione, anche se restano ancora da completare alcuni passaggi tecnici e formali necessari per definire il nuovo assetto proprietario. Solo dopo la chiusura della partita societaria sarà possibile concentrarsi pienamente sulla programmazione sportiva. La Pro Patria dovrà infatti ricostruire le proprie ambizioni dopo la retrocessione e pianificare una stagione che, salvo sorprese legate agli eventuali ripescaggi, dovrebbe vedere i tigrotti ai nastri di partenza della Serie D. Proprio il tema dei ripescaggi resta sullo sfondo. La società continua a monitorare con attenzione tutte le situazioni che potrebbero modificare l'organico della prossima Serie C, ma al momento le possibilità di un immediato ritorno tra i professionisti appaiono piuttosto limitate. Per questo motivo la priorità assoluta resta quella di definire rapidamente la governance del club. Solo allora la Pro Patria potrà iniziare concretamente a costruire il proprio futuro e a programmare una stagione che dovrà necessariamente avere come obiettivo il rilancio dopo la delusione dell'ultimo campionato.

Dopo settimane di silenzio, il Siracusa è tornato a parlare attraverso un comunicato ufficiale che aveva l'obiettivo di fare chiarezza sul momento vissuto dalla società. La nota, tuttavia, ha lasciato ancora aperti numerosi interrogativi e non è bastata a spegnere le preoccupazioni che continuano a circondare il club aretuseo. La società ha spiegato che la mancanza di comunicazioni degli ultimi tempi è stata dettata dalla necessità di affrontare questioni particolarmente delicate con la massima discrezione, rivolgendo allo stesso tempo delle scuse a tifosi, sponsor e operatori dell'informazione per il lungo periodo di assenza pubblica. Al di là delle spiegazioni, però, le indicazioni concrete contenute nel comunicato sono state piuttosto limitate. Il punto fermo resta l'impegno a completare tutti gli adempimenti necessari per l'iscrizione al prossimo campionato, obiettivo che la società considera prioritario e sul quale assicura di essere pienamente al lavoro. Il tema più importante riguarda però il futuro assetto societario. Il Siracusa ha confermato che sono in corso interlocuzioni finalizzate a rafforzare la struttura proprietaria e a garantire maggiore stabilità al progetto sportivo, segnale che qualcosa si sta effettivamente muovendo dietro le quinte. Non sono però stati forniti dettagli sui soggetti coinvolti né sui tempi necessari per arrivare a una definizione delle trattative. Una situazione che inevitabilmente continua ad alimentare dubbi e attese. La piazza, infatti, non cerca soltanto rassicurazioni sull'iscrizione al campionato, ma vuole comprendere quali saranno le prospettive future della società e quali risorse potranno sostenere il progetto nei prossimi anni.
Le incertezze nascono anche dal recente passato. Negli ultimi mesi il club ha dovuto affrontare problematiche economiche e societarie significative, superate attraverso un percorso di riorganizzazione che ha consentito di evitare conseguenze più pesanti e di proseguire l'attività sportiva. Proprio per questo motivo l'attenzione resta concentrata sugli sviluppi delle trattative in corso. L'ingresso di nuovi investitori o di nuove figure all'interno della compagine societaria potrebbe rappresentare un passaggio fondamentale per garantire maggiore solidità e permettere al Siracusa di programmare il futuro con maggiore serenità.
Ad oggi, però, il quadro resta incompleto. La società ha confermato la volontà di andare avanti e di rispettare tutte le scadenze previste, ma molti aspetti legati alla governance e alla sostenibilità del progetto attendono ancora risposte definitive. Le prossime settimane saranno quindi determinanti. Oltre al completamento dell'iter di iscrizione, il club dovrà chiarire quale direzione intende intraprendere e quali saranno gli uomini chiamati a guidare il Siracusa nel prossimo futuro. Solo allora si potrà comprendere se le difficoltà degli ultimi mesi saranno definitivamente alle spalle o se la società dovrà affrontare nuove sfide prima di ritrovare piena stabilità.

Poi ci saranno i cambi di denominazione: l'Orvietana diventerà Ternana Men (la nuova Ternana di Bandecchi), la Rovato Vertovese tornerà a chiamarsi solo Rovato, e poi ritornerà la Turris (che prima era Nola, che prima ancora era Puteolana, che prima ancora era Real Casalnuovo, che prima ancora era Afragolese, in cinque anni, cinque cambiamenti di denominazione e sede... vi sembra una cosa normale nda). Poi ci sono delle possibilità che il Sora si trasferisca a Pontinia (o addirittura assorbito dal Latina), del Valmontone che può cedere il titolo a Roma City o Viterbese, la Real Normanna che potrebbe spostarsi a Portici.

Il futuro della Vibonese resta avvolto da una fitta coltre di incertezza. Ad oggi non esistono comunicazioni ufficiali in grado di chiarire quale sarà l'assetto societario con cui il club rossoblù affronterà la stagione 2026/2027 e il silenzio che continua a circondare la vicenda non fa altro che alimentare dubbi e preoccupazioni nell'ambiente. Nelle scorse settimane una possibile soluzione sembrava poter arrivare da Blotix, società che era stata accostata con insistenza all'acquisizione delle quote di maggioranza. Un'ipotesi che, però, è stata successivamente smentita dagli stessi interessati, facendo sfumare quella che appariva come una delle piste più concrete. Nel frattempo restano da chiarire anche i rapporti con l'attuale proprietario Fernando Cammarata. Le indiscrezioni parlano di tensioni e divergenze che starebbero rendendo ancora più complessa la gestione della situazione, mentre sullo sfondo continuano a rincorrersi voci relative a un possibile interesse da parte di una cordata composta da imprenditori siciliani e calabresi. Al momento, tuttavia, non sono emersi elementi ufficiali in grado di confermare l'esistenza di una trattativa concreta. Il problema principale è rappresentato dal tempo. Con l'avvicinarsi delle scadenze federali, la Vibonese avrebbe bisogno di definire rapidamente proprietà, programmi e organigramma per poter pianificare la prossima stagione. Ad oggi, però, le certezze sono poche e le domande ancora numerose. Chi guiderà il club? Con quali risorse? E soprattutto con quale progetto tecnico? Interrogativi che restano senza risposta mentre il conto alla rovescia verso la nuova stagione continua inesorabilmente a scorrere.

La Lega Nazionale Dilettanti ha comunicato ufficialmente modalità e termini per l’iscrizione al Campionato Nazionale di Serie D 2026/2027. Le società aventi diritto, ovvero quelle che hanno conquistato sul campo il titolo sportivo necessario per partecipare alla categoria e che sono in possesso di tutti i requisiti previsti dalle norme federali, dovranno completare l’iscrizione esclusivamente in modalità telematica dal 3 luglio al 10 luglio 2026, con scadenza fissata alle ore 14.00. Si tratta di un termine perentorio: una volta superato, il sistema non consentirà più alcuna operazione relativa alla domanda di iscrizione.
Per completare la procedura sarà necessario versare la tassa associativa di 300 euro, il premio assicurativo relativo ai tesserati risultanti al 30 giugno 2026, i 16.000 euro di diritti d’iscrizione al campionato di Serie D, i 2.000 euro per il Campionato Nazionale Juniores Under 19 (escluse le società di Sicilia e Sardegna), oltre a un acconto spese di 3.200 euro a garanzia di eventuali passività sportive. A ciò si aggiunge la presentazione di una fideiussione bancaria a prima richiesta dell’importo di 31.000 euro, con scadenza fissata al 12 luglio 2027. Una volta chiusi i termini per l’iscrizione, la Co.Vi.So.D. procederà alla verifica della documentazione presentata dalle società. Entro il 17 luglio 2026 l’organismo di controllo comunicherà l’esito delle verifiche. In caso di documentazione completa e conforme, la domanda sarà considerata accolta. Le società che dovessero ricevere un esito negativo avranno la possibilità di presentare ricorso entro le ore 14.00 del 23 luglio 2026. La stessa Co.Vi.So.D. esprimerà poi il proprio parere sui ricorsi entro il 28 luglio.
Diversa la procedura prevista per le società non aventi diritto che intendano chiedere l’ammissione al campionato per completamento dell’organico. In questo caso la domanda dovrà essere presentata tra il 3 e l’8 luglio 2026, entro le ore 14.00, anche tramite PEC o deposito diretto presso la sede del Dipartimento Interregionale.
Oltre a tutti gli adempimenti economici richiesti alle società aventi diritto, le aspiranti all’ammissione dovranno versare un contributo straordinario di 50.000 euro. Complessivamente sarà inoltre necessario presentare la somma di 24.000 euro mediante assegno circolare non trasferibile o bonifico irrevocabile intestato alla FIGC-Lega Nazionale Dilettanti, oltre alla fideiussione bancaria da 31.000 euro. L’ultima parola spetterà comunque al Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti, che sarà chiamato a deliberare sia sull’ammissione delle società aventi diritto sia sull’eventuale inserimento delle società presenti nella graduatoria predisposta per il completamento dell’organico della Serie D 2026/2027.

Ecco la graduatoria provvisoria dei ripescaggi aggiornata ad oggi (si ringrazia Wallace di Calciodieccellenza per il prezioso lavoro di raccolta ed elaborazione dei dati). Non vengono riportati i punteggi in quanto la situazione è ancora in evoluzione: il Secondo Turno degli Spareggi Nazionali è infatti tuttora in corso e potrebbe determinare variazioni nella classifica. Quella che segue è quindi una fotografia momentanea della graduatoria.
Ricordo inoltre che, per la stagione 2026/2027, il meccanismo di alternanza paritaria dei ripescaggi attribuisce la precedenza assoluta alle società aventi diritto provenienti dai Comitati Regionali rispetto alle squadre classificatesi al 15° e al 16° posto nei gironi di Serie D. Un elemento che potrebbe rivelarsi determinante nella definizione dell'organico dei campionati della prossima stagione.:

 

 
 

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