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Calcio

Mancini, Baggio e Signori, vecchie glorie del Bologna

19/08/2019


Mancini, Baggio e Signori, vecchie glorie del Bologna

 

 

La realtà sportiva dell'Emilia Romagna è senza dubbio caratterizzata dalle grandi industrie automobilistiche e motociclistiche. Partendo dalla Ferrari arrivando fino alla Ducati, entrambe grandi realtà dei motori all'italiana vestite di rosso, una delle regioni più industrializzate d'Italia vive della forza della sua tradizione dello sviluppo di vetture all'avanguardia. Per quanto riguarda il calcio, però, vi è una realtà in particolare a spiccare su tutti. Stiamo parlando della storica società del Bologna FC, una delle più importanti d'Italia almeno fino agli anni '60, quando qualcuno la definì addirittura come "lo squadrone che faceva tremare il mondo". Era un'epoca d'oro per il calcio bolognese, un'epoca incensata sprattutto da quel famoso spareggio per lo Scudetto 1964 contro l'Inter nel quale la squadra rossoblu si impose per 2 a 0. Tuttavia, proprio da quel momento la squadra felsinea non riuscì più a imporsi in campionato, fermandosi così a quota 7 Scudetti in totale, senza dubbio una cifra importante visto l'agguerrita concorrenza di realtà come la Juventus, l'Inter e il Milan. In seguito, però, alcuni grandi giocatori nati in Italia avrebbero fatto impazzire il Dall'Ara con le loro giocate e i loro goal, diventando i grandi eredi di quel Giacomo Bulgarelli simbolo dell'ultimo titolo nazionale vinto. Andiamo a vedere chi sono stati.

Baggio, genio goleador

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Se parliamo di grandi talenti all'italiana, il nome di Roberto Baggio è sicuramente uno dei più quotati. Per alcuni si tratta addirittura del miglior talento italiano di sempre. Costretto ad allenarsi più degli altri per un ginocchio distrutto da un brutto infortunio da giovane, colui che sarebbe salito alla ribalta con la Fiorentina prima e nelle notti magiche di Italia '90 poi fu il principale alfiere della nazionale italiana nella decada introdotta dal mondiale tricolore. Pallone d'oro nel 1993, quando militava nella Juventus, squadra favorita sulla carta alla vittoria del prossimo Scudetto secondo le scommesse di Betway con una quota di 1,50 il 6 agosto, il Divin Codino, testimonial della prestigiosa marca sportiva Diadora, fu campione d'Italia sia con i bianconeri sia con il Milan, prima di approdare proprio al Bologna. La stagione 1997-98 vedeva i rossoblu con molta voglia di far bene dopo un'estate ambiziosa sul mercato. L'acquisto di Baggio da parte del presidente Gazzoni Frascara infiammò tutta la piazza, con i tifosi festanti per l'arrivo del grande fantasista tra l'altro impegnato a ritagliarsi uno spazio nei 22 convocati per il futuro mondiale di Francia. Dopo aver trascinato l'Italia alla finale del mondiale 1994, il Divin Codino, ma stavolta con i capelli corti, prese il comando della squadra rossoblu e realizzò la sua miglior stagione dal punto di vista dei goal, andando a segno in ben 22 occasioni e finendo per essere il giocatore italiano con più marcature in Serie A. L'avventura di Baggio al Dall'Ara durò solo un anno, ma fu foriera di tantissime e indimenticabili emozioni.

Signori, il ritorno del bomber

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La storia di Giuseppe Signori è una delle più romantiche del calcio italiano degli anni '90. Attaccante abile a giocare sia come ala sia vicino la porta, il lombardo si era fatto conoscere ai tempi del Foggia di Zeman, quando il 4-3-3 del boemo diede vita al fenomeno di Zemanlandia, basato su un calcio spettacolare e offensivo. Arrivato nell'estate del 1998 proprio dopo l'addio di Baggio, l'ex laziale fu chiamato a risollevare le sorti di una squadra bisognosa di migliorare la sua posizione nella classifica di Serie A. Dal suo ex compagno di squadra in nazionale, finito nel frattempo all'Inter, ereditò il numero 10 e anche il ruolo di leader dell'attacco felsineo. In pochi in realtà avrebbero immaginato l'impatto di Signori dal punto di vista realizzativo al Bologna: 84 reti in 178 partite in totale parlano da sole, mentre le 14 segnature in Europa resero il quarto goleador assoluto tra i marcatori del Bologna nelle competizioni internazionali. Dal 1998 al 2004 idolo assoluto del Dall'Ara, l'ex laziale era tornato ad essere quell'attaccante micidiale nei pressi dell'area di rigore avversaria, come aveva dimostrato ai tempi di Roma, quando vinse per ben due volte il titolo di capocannoniere del campionato italiano. Nella stagione 2000-01, quella in cui andò in goal per 16 volte, si avvicinò al record personale di 26 reti stabilito nell'annata 1992-93 con la maglia della Lazio.

Mancini, giovanissimo fenomeno

Il suo debutto in Serie A avvenne a diciassette anni con la maglia del Bologna, squadra nella quale disputò una sola stagione, quella del 1981-82. Fantasista dalla grande visione di gioco e dotato di colpi geniali, il giovane marchigiano andò a rete in 9 occasioni in 30 partite giocate, attirando subito l'attenzione di tante squadre innamorate del suo talento. Al Dall'Ara Mancini avrebbe disputato solo un'annata, sufficiente per farsi notare dalla Sampdoria, dove in seguito avrebbe fatto la storia con la vittoria dell'unico Scudetto della società blucerchiata nella stagione 1990-91. Tuttavia fu nelle giovanili della società emiliana che il Mancio, come lo avrebbero chiamato poi, avrebbe imparato il mestiere di numero 10, un numero poi sempre presente sulla sua maglia nelle sue esperienze in squadre di club. Il suo glorioso percorso dal Bologna fino alla nazionale, passando per la Sampdoria e la Lazio, dove vinse il secondo titolo italiano della sua carriera, fu la sublimazione di un talento cristallino che i tifosi della squadra rossoblu poterono godere nella sua versione più giovanile e genuina.

La Bologna del calcio, dunque, ha saputo vivere dei grandi momenti grazie a dei calciatori italiani di spessore nonostante l'assenza di vittorie. La fantasia e l'estro dei tre fenomeni sopra citati, resteranno per sempre nella storia del club felsineo.

 



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