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Basket | Giovanili

Basket Under 13 : L'importante non è vincere , ma partecipare

Di Francesco Milazzo 27/09/2020


Basket Under 13 : L'importante non è vincere , ma partecipare

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Ok, può sembrare un titolo un po' provocatorio e in antitesi all' ultimo articolo di Etttore, ma in realtà non è così e spiego perchè.

Ettore ha parlato dell' importanza del riasultato di squadra, dicendo che la vittoria è la meta finale per tutti, e io in quel tutti ho letto: società, allenatori, giocatori, genitori.

Cosa succede allora se quella meta sembra non arrivare mai? Cosa dovranno pensare i componenti delle squadre di piccoli paesi in cui si riesce a malapena ad arrivare al numero minimo di bambini (10/12), e che probabilmente si troverano spesso a dover fare i conti con la “Sig.ra Dolores Magoni, vecchia befana, brutta, acida, quando perdi”?

Si sentiranno falliti perchè non riescono a raggiungere la meta finale? Che conclusioni trarranno i genitori di quei bambini? Che forse è meglio far fare ai loro figli qualche altro sport?

Andiamo oltre, Ettore a questo proposito, dice che: "il valore del risultato segue la logica educativa guidata dall’allenatore."

Ecco che qui si chiarisce che la meta finale (vincere) ha un valore solo relativamente ad un metodo educativo guidato dall' allenatore, non ha valore in sè.

Qual' è la logica educativa guidata dall' allenatore? Come dice Ettore:

Uscirai sempre vincitore dal confronto con gli avversari se:

· Passi subito la palla al compagno libero;

· Difendi senza pensare ai falli commessi;

· Andrai sempre a rimbalzo d’attacco, non solo quando hai scoccato tu il tiro;

Quindi si può uscire vincitori anche quando si è perso?

Romeo Sacchetti aggiunge: "Bisogna credere, tutti insieme che, dare il massimo a livello individuale e di squadra sia la regola principale del successo”

Quindi nella logica educativa deve passare principalmente una regola, che deve valere per tutti: bisogna sempre dare il massimo.

A questo punto ho chiesto ad Ettore come fosse possibile insegnare a degli Under 13 a dare sempre il massimo, e lui mi ha dato una risposta che merita di essere tolta dalle pieghe dei commenti di un post e riportata in primo piano:

"Una squadra da sempre il massimo quando è felice. C'è amicizia, divertimento, rispetto tra di loro e con l'allenatore. Il rapporto , ma anche come si allenano e, in ultima analisi, il risultato di squadra. Non individuale, non bisogna permettere a nessuno di rompere equilibri gestiti da un allenatore che lavora per il futuro dei giocatori. Comprendono quando si lavora per loro, per il loro futuro. Lo vedono da come li segui individualmente, quando ti interessi di loro, parli dei loro problemi e cerchi di sviluppare la socializzazione.

Danno sempre il massimo per restituirre quello che ricevono."

Fantastico! Il ragazzo comprende quando stai lavorando per lui e per il suo futuro, e non solo per ottenere risultati immediati che servono più a te allenatore che a lui che è agli inizi, e quando percepisce che stai dando il massimo per lui, contraccambia con la stessa moneta: da il massimo per te e per la squadra.

Questa, a mio avviso dovrebbe essere insegnato in tutti i corsi di formazione per istruttori di basket, perchè questo è il punto centrale, il cuore, il vero valore di questo ruolo.

Ecco che allora "l'importante non è vincere, ma partecipare" a questa esperienza educativa, condotta da un allenatore che è lì per dare il massimo per te, per trasmetterti con i fatti cosa vuol dire "dare il massimo", e tu, comprendendolo, imparerai a ripagare con la stessa moneta e a scoprire, probabilmente, che il tuo massimo è sempre un po' più in là di quanto immaginasi. Vedrai quanta grinta ti uscirà fuori nel cercare di raggiungerlo, e questo ti darà forza e coraggio e voglia di continuare a spostare la linea del massimo sempre un po' più in là per il piacere che ti darà superarla di nuovo. A quel punto le vittorie e le sconfitte saranno frutti, a volte dolci e a volte amari, ma di un albero che ha già solide radici.

E questo insegnamento ti servirà per tutta la vita, anche (o soprattutto), fuori dalla palestra.

Se vedono e percepiscono questo, se gli viene evidenziato, i genitori dei bambini di quel piccolo paesino (ma non solo loro) non penseranno più di aver sbagliato sport, ma anzi, si riterranno fortunati di aver trovato una società che trasmette ai loro figli dei valori fondamentali per la loro crescita, e non useranno più il minutaggio di gioco per valutare l'operato dell'allenatore nei confronti del loro figlio.

Francesco Milazzo

 



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