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Pallamano

Giuseppe Pastore e la sua grande passione per la pallamano

12/10/2017


Giuseppe Pastore e la sua grande passione per la pallamano

Foto Isabella Gandolfi


 

 

Anno di nascita, ruolo in campo e squadra di appartenenza.

 

Nato il 02/06/1983.

 

Sul mio vero ruolo in campo è complicato visto che in carriera ho giocato in tutti i ruoli tranne portiere, diciamo che oggi direi centrale ma alla fine mi posiziono dove serve al mister ed alla squadra, quindi più che altro jolly… gioco con orgoglio nel Ferrara United da quando è nato, cioè da 3 anni.

 

Da quanto giochi a Ferrara?

 

Diciamo che fino alla nascita del Ferrara United per me è valso il detto nemo profeta in patria, ho giocato a Ferrara nell’Handball Estense giovanile ed in prima squadra fino all’età di 20 anni, vincendo anche uno scudetto scolastico al Liceo Roiti, con molti dei miei compagni attuali.

 

Poi per giocare di più e mettermi alla prova mi sono spostato a Rovigo per 4 anni e Montegrotto per 3 anni, esperienze che mi hanno fatto crescere molto dovendomi inserire in gruppi forti di persone adulte che giocavano assieme da molti anni. Questo mi ha costretto a guadagnarmi in campo il rispetto dei miei compagni… alcuni di questi ancora oggi al mio fianco nel Ferrara United.

 

Poi qualche anno di inattività dopo il fallimento di queste due società perché è difficile fidarsi di un vecchietto che non ha tempo e fisico di allenarsi con continuità. Una parentesi di un anno in serie B all’Handball Estense e poi infine 3 anni fa ho dato la mia disponibilità al progetto Ferrara United per recuperare un po di tempo perso.

 

Quando hai iniziato a praticare questo sport?

 

Ho iniziato a praticare pallamano alle scuole medie T. Bonati grazie alla Prof.ssa Tagliani, oramai ben 24 anni fa.

 

Che cosa rappresenta per te e quali emozioni ti regala?

 

Sinceramente la cosa che più mi spinge ancora a giocare nonostante gli infortuni e i tanti acciacchi è l’adrenalina di quei 60 minuti di gioco, l’agonismo, e l’amicizia che mi lega ai compagni. Puoi avere tutti i dolori di questo mondo ma poi in campo si dimentica tutto, per poi ricordarseli la mattina dopo. 

 

Pregi e difetti in campo?

 

Difetti tanti, sono sempre molto autocritico con me stesso in campo, ma sono un giocatore che gioca poco per sé e molto per i compagni, e questo direi che è il mio miglior pregio in campo, dare il 100% di me stesso e cercare di dare consigli e suggerimenti costruttivi in campo senza urlare e sbraitare.

 

Ci parli di te a tutto tondo?

 

Sono sposato da due anni con una donna, Maria, che mi permette ancora di giocare, oramai in squadra soprannominata Santa Maria, perché mi sopporta e mi segue anche in trasferta.

 

Sono anche un Ingegnere Civile libero professionista che lavora fra le provincie di Bologna Ferrara Modena soprattutto dedicandomi alla ricostruzione post sisma, e negli ultimi 2 anni ho avuto anche il piacere di insegnare a degli studenti americani dell'University of Texas San Antonio.

 

Progetti futuri?

 

In primis famiglia, la cosa più importante, poi la speranza di affermare sempre più la mia professionalità in ambito lavorativo e magari riuscire ad ingannare ancora per un po il tempo che passa correndo su e giù per un campo 40x20.

 

Hai un motto particolare a cui ti ispiri?

 

Se dovessi riportare quello che considero il mio essere e il mio modo di intendere la vita e lo sport, cito un mio compagno portoghese ai tempi di Montegrotto che una volta mi disse “quando giochi sembra che non ci sei, ma poi quando non sei in campo mi accorgo che manchi”… ovviamente non parlava così bene l’italiano quindi magari ho capito male io… ad ogni modo tradotto ancora di più “fatti e non pugnette”

 



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